Voci di stile

 

Quattordici brani d’opera, tra cui molti assai noti come “un bel dì vedremo” da Madame Butterfly, o la “cavatina di Figaro” da “Il Barbiere di Siviglia”, eseguiti da sette giovani cantanti lirici, tutti brillantemente passati negli scorsi anni da San Pietro in Casale: la serata di gala dedicata a Umberto Sacchetti ha infatti visto sul palcoscenico i vincitori delle tre edizioni del concorso di canto “Sacchetti” svoltisi nelle scorse estati. La serata, il 23 novembre scorso al teatro Italia, è stata presentata da Maria Teresa Ruta ed è stata un vero successo. Molto applauditi i cantanti, accompagnati al pianofornte da Renata Nemola e Eleonora Leonini, e il Felsina Flute Ensemble, un gruppo di flautisti che ha eseguito gli intermezzi. Il concerto ha rappresentato simbolicamente l’apertura della nuova stagione concertistica promossa dall’amministrazione comunale. Dopo la serata dedicata alla lirica, infatti, sono previsti altri otto appuntamenti dedicati alla musica, di qui all’inizio di aprile. La serata di gala dedicata a Umberto Sacchetti ha segnato una tappa importante del lavoro che da tre anni ormai a S. Pietro viene dedicato all’illustre concittadino. Con il titolo “voci di stile”, infatti, dal 2001 il Conservatorio di Bologna, l’associazione culturale “Antitesi” e il Comune di San Pietro, assessorato alla cultura, organizzano un concorso per giovani cantanti lirici, in memoria di Umberto Sacchetti, importante tenore nato a S. Pietro in Casale e vissuto tra l’America e l’Italia nella prima metà del novecento. Il concorso negli scorsi anni ha visto la partecipazione di una trentina di concorrenti. In un panorama di concorsi nazionali e internazionali folto come quello italiano, il “Sacchetti” presenta una sua originalità in quanto frutto della collaborazione tra Comune e un importante Conservatorio come quello di Bologna, in cui viene curata con rigore e impegno la formazione delle nuove leve musicali italiane. Il concorso di San Pietro ha già il merito di avere scoperto giovani talenti, anche stranieri, come si conviene ad un mondo da sempre “globale” come la musica. D’altronde lo stesso “titolare” Umberto Sacchetti, ha rappresentato un bell’esempio di globalizzazione. Dopo aver studiato musica a San Pietro e a Bologna, ed essersi esibito inizialmente a Bologna e in Emilia, fu infatti scritturato, all’età di trent’anni appena, dalla “San Carlo Opera & Co.” che lo mandò in tournèe per due volte negli Stati Uniti. Erano gli anni (intorno al 1906) in cui Caruso spopolava oltreoceano, e gli emigrati italiani – tantissimi – cantavano con orgoglio brani come “di quella pira…” o “se quel guerrier io fossi”… Umberto Sacchetti tornò a San Pietro dopo i cinquant’anni d’età, passato attraverso i successi in scena e negli affari, grazie a un’impresa di costumistica di scena da lui fondata in America, e si stabilì in una villetta ancora identificabile in via XXIV maggio. Poi arrivarono i tempi duri, la Campagna d’Africa, dove nel ’36 morì il suo unico figlio e poi la guerra. Scampato alle bombe, non scampò ad una incauta distrazione: scambiò infatti per bevanda un liquido velenoso, bevuto durante una notte di bombardamenti e morì per la sua infausta distrazione. Maria Teresa Ruta presentatrice della serata, Raffaella Raimondi consigliera delegata al coordinamento delle Associazioni Culturali, Eleonora Leonini e Renata Memola hanno accompagnato i cantanti al pianoforte.

(L'orologio, trimestrale del Comune di San Pietro in Casale)

 

Marco