Rassegna itinerante, il Polesine rende omaggio a Mario Tavolini

 

FERRARA. Il Polesine rende omaggio a Mario Tavolini, il pittore ferrarese che ha esaltato più volte, con le sue opere, il paesaggio veneto. Scorci di laguna e del Delta del Po sono infatti i temi dominanti della prima fase dell'attività dell'artista, approdato, col nuovo secolo, ad una ricerca intimistica che cita, con qualche libertà, sia la lezione metafisica che quella surrealista.

Ma è soprattutto il primo Tavolini quello che la mostra itinerante I gorghi del Polesine intende divulgare. Un artista che ha continuato ad esistere anche nella seconda fase della sua pittura, come se il paesaggismo simbolista fosse, in realtà, il timbro autentico della sua esperienza, e il resto appartenesse alla categoria della sperimentazione. L'influenza della cultura francese (primo e secondo impressionismo, nella pittura) è evidente d'acchito.

Ma sarebbe estremamente superficiale indicare una corrente qualsiasi come un feticcio attorno al quale si snoda l'esperienza figurativa del Tavolini paesaggista. E' vero: influenze ce ne sono, ma si tratta di libere interpretazioni, sia dal punto di vista culturale che "tecnico". Pittore onnivoro e poliedrico, si serve della forma con grande astuzia, plasma i paesaggi con tocco leggero, alieno alla banale orgia di colori tipica di molti suoi colleghi.

Laguna, per esempio, del 1983, è un olio di evidenze sospese, che costringono l'osservatore ad immaginare più di quanto si veda in effetti. Il Po a Pila, del 1986, ripete lo schema, con una minore compenetrazione, però, tra terra, acqua e cielo, più riuscita nel primo dipinto. Ma il potere della dissolvenza, metafora triste, si arresta ogni qualvota il pittore incrocia un valore simbolico più netto, più forte. Il simbolo può essere letterario, come in Sensazione, interpretazione quasi drawn by the quik della poesia di Rimbaud (Par les soirs bleus d'été, j'irai dans les sentiers, / Picoté par les bles, fouler l'herbe menue: / Rêveur, j'en sentirai la fraîcheur à mes pieds, / Je lasserai le vent baigner ma tête nue...); ma può anche trattarsi di un oggetto che possieda, per un qualche motivo, una forza evocatrice, come in Gondola rossa, del 1993.

Il paesaggio pieno, elementare, libero da manufatti e da figure, non si reperisce nelle più note opere successive. Anche in Rosolina "Valle Capitania", del 1994, la mediazione con l'oggetto si rende necessaria. Un casone bianco, un sole rosso. Così in Autunno, del 1995, dove un albero in fiore incornicia, sulla destra, l'esile figura di un anziano che avanza verso l'orizzonte. Ma senza patemi. Tavolini sembra sfuggire di continuo al dramma, alla problematicità dell'epoca, elemento di distinzione, per molta critica assuefatta agli stereotipi, tra artisti veri e falsi e tra pittura accettabile o meno. Il nostro irride i cliché del suo ambiente. All'immenso girasole di Mario Schifano, tessera del club di Van Gogh e dichiarazione di appartenenza alla problematicità e al dramma contemporaneo, Tavolini oppone una Opera buffa del 2002, immagine del volto dell'autore ironicamente al centro di un fiore giallo.

Nella seconda fase della sua esperienza artistica, il simbolo non solo prevale sul paesaggio, ma necessita spesso di un'ulteriore mediazione. In New York 11 settembre 2001 "Terrore", del 2001, si guarda uno spettatore che osserva, per noi, la tragedia. Un dramma in acrilico, una nuvola di occhi esterrefatti che rendono le dimensioni dell'evento che si intende descrivere solo a seguito di una spiegazione. Non è drammatico, Tavolini, anche quando l'argomento lo richiederebbe.

La mostra è stata promossa da Laura Negri, assessore alla cultura della provincia di Rovigo, nonché dai comuni di Fiesso Umbertiano, Tercenta e Bergantino. Si terrà, da oggi 31 agosto al 10 settembre, a Fiesso Umbertiano, in Villa Morosini Calergi (il Municipio, via Verdi 230) ogni giorno dalle 21 alle 23,30. Il 12 ottobre si trasferirà a Tercenta, dove restarà sino al 14 presso la Torre civica di piazza Garibaldi 1 (orari dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 23). Infine, il 30 novembre farà tappa a Bergantino, presso l'auditorium del palazzo municipale, in piazza Vittorio Emanuele II (ogni giorno dalle 18 alle 22). La mostra chiuderà il 16 dicembre. Saranno esposti 20 quadri.

Per informazioni, comporre lo 0532/386364 (servizio cultura della provincia di Rovigo) o riferirsi a servizio.cultura@provincia.rovigo.it

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Marco de' Francesco

(la Nuova Ferrara, 31 agosto 2007)

 

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