Padova, 20 novembre 2007 – Nel mio primo pezzo per Ideapadova.it (28 settembre) avevo scritto di un Padova in crisi, di una squadra deludente e forse incapace di fare il salto di qualità. A distanza di circa due mesi (e qualche partita) devo scusarmi. Con il presidente Cestari, con l’allenatore Rossi, con i giocatori e, perché no, con i tifosi.
In tredici partite di campionato, la squadra di Rossi è riuscita a raccogliere ben 25 punti, frutto di 7 vittorie, 4 pareggi e 2 sole sconfitte. Numeri importanti. Numeri che al momento valgono il terzo posto assoluto, a sole 3 lunghezze dalla coppia rivelazione formata dal Cittadella e dal Sassuolo. Numeri che confermano la grande qualità del lavoro di Rossi. Numeri che testimoniano un’ottima organizzazione in tutte le parti del campo. Non è un caso se, con 20 gol fatti e 10 subiti, l’attacco e la difesa del Padova siano tra i migliori della categoria.
I numeri, dicevamo. Ma si sa, che per avere dei buoni numeri, dei buoni risultati, è fondamentale l’apporto degli uomini. Detto di mister Rossi, passiamo ai giocatori, a chi la domenica va in campo e con il proprio valore riesce a fare la differenza. In avanti Muzzi, Rabito (che è capocannoniere della squadra con 5 reti), Baù, Di Nardo e Varricchio segnano con grande regolarità. In difesa, invece, i vari Cano, Mastronicola, Music, Vasco Faisca e gli altri sono solidi e (quasi) impenetrabili.Insomma, tutto sembra andare nel migliore dei modi e, a guardare il calendario, non ci sono particolari motivi per non credere che il momento magico possa continuare.
Da qui a Natale, infatti, i biancoscudati sono attesi da sei partite che ci diranno davvero dove si vuole e si può arrivare. Si tratta di sei partite chiaramente alla portata di Muzzi & company. Lo scoglio più grande è rappresentato dalla Cremonese di Mondonico (il 2 dicembre all’Euganeo). Riuscire a fare l’en plein sarebbe fantastico e soprattutto consentirebbe di andare in vacanza (il campionato si ferma dal 23 dicembre al 13 gennaio) con il morale altissimo e la consapevolezza di essere i più forti. Le potenzialità ci sono. Al campo le risposte.
N.B.: parlare di calcio, in un periodo come questo, non è per niente facile. Ci si impegna a spiegare lo stato di salute di una squadra o di un calciatore. Ci si impegna ad analizzare le partite, le azioni, i gol. Si esulta per la vittoria dell’Italia. Ci si illude che il calcio sia davvero lo sport più bello del mondo. Poi succede una tragedia come quella di Arezzo o di Catania o di Genova o di molte altre parti del mondo in cui allo stadio si può e si continua a morire. E quando ciò accade tutto il resto diventa inutile: le chiacchiere e le moviole, le sciarpe e le bandiere, Ibrahimovic e Kakà, Del Piero e Totti, i gol, niente ha più senso. Rimangono solo il silenzio ed il dolore per un’altra vita sacrificata al “Dio Pallone”. Rimane la voglia di chiudere “baracca e burattini”. Ma…ma rimangono anche i contratti milionari, il calcio in tv, gli sponsor. Rimangono le promesse di società, ultras e polizia: “Non accadrà più”. Parole. Che rimangono valide fino alla prossima volta, quando altra gente piangerà. Quando altri “tifosi” metteranno a ferro e fuoco uno stadio o una città. Quando un altro poliziotto si sentirà stupidamente autorizzato a sparare. Noi vogliamo che il calcio non sia più legato ad episodi come questi. Basta calcio uguale violenza. O altrimenti basta calcio.