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Violenza di Serie A e di Serie B

 

Padova – Ancora una volta, per l’ennesima volta, il calcio è sinonimo di violenza. A meno di quattro mesi dalla morte di Gabriele Sandri, il “Dio Pallone” ha mietuto un’altra vittima, Matteo Bagnaresi. Alla dodicesima giornata di andata era toccato al tifoso laziale, domenica (dodicesima giornata di ritorno) al tifoso parmense. Questi due episodi hanno in comune molti aspetti, ma è evidente come siano stati trattati in maniera completamente diversa. Da chi? Dai tifosi.

  Ricordate cosa è successo immediatamente dopo la tragica morte di Sandri? Ultras di tutta Italia in rivolta, partite sospese, incidenti fuori e dentro gli stadi. E soprattutto la guerriglia urbana a Roma, con assalti alla sede del Coni e ad alcune caserme. La Lega Calcio, giustamente, decise di non far disputare gli incontri per rendere omaggio al tifoso morto e per evitare altri incidenti.

  Domenica, invece, non è successo niente di tutto ciò. Da una lato non c’è che esserne felici: alcune delle scene viste a novembre sembravano quelle di un Paese in preda alla guerra civile. E il fatto che non si siano ripetute non può che essere motivo di soddisfazione per tutti.

  Dall’altro lato, però, il fatto che nessun tifoso abbia reagito in maniera netta e decisa alla morte di un’altra persona è sinonimo di un malessere preoccupante. Da quanto successo domenica, insomma, sembra quasi che finchè la colpa di una morte è causata da incidenti tra tifosi stessi vada tutto bene. Come dire: si è trattato di una regolamento di conti che, però, ha avuto un esito tragico ed inaspettato. Se, invece, sono le forze dell’ordine a causare morti o feriti ecco che tutto cambia: parte la caccia all’uomo (in divisa), le tifoserie (anche quelle storicamente nemiche) solidarizzano tra loro e, come se ne avessero diritto, chiedono la sospensione delle partite.

  Ecco, osservando con attenzione i diversi avvenimenti sembra quasi che ci sia una morte di Serie A ed una di Serie B. Una morte per cui indignarsi ed una per cui, invece, fare spallucce e dire “E’ capitato”. Quanto deve andare avanti questo teatrino? Quando si decideranno, istituzioni e società calcistiche, ad intervenire in maniera decisa? Quando si capirà che a questa gente non bisogna permettere di andare allo stadio (soprattutto se lo stadio è in trasferta)? Ogni volta che, a causa del calcio, si verificano incidenti del genere governanti, presidenti e giornalisti si riempiono la bocca con il cosiddetto “modello inglese”. Poi passa un po’ di tempo, Totti o Ibrahimovic fanno un gol e tutto viene dimenticato. Fino alla prossima vittima.

 

Enzo Dimasi


31/03/2008

 

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