
La deposizione di Dida, da Carloogle
Serie A, dove tutti giocano tristi e scontenti
PADOVA – Che strana la Serie A. Chi vince non è contento perché subisce troppe espulsioni. Chi perde si lamenta per un fuorigioco sbagliato, per i rigori non visti e per quelli inventati. Chi prima riceveva favori arbitrali ora scrive lettere di protesta “anti-arbitri”. Insomma, trovare qualcuno veramente soddisfatto nel panorama calcistico italiano è sempre più difficile.
Certo i presidenti vanno capiti: il calcio di oggi non è più uno sport e basta. E’ innanzitutto business, contratti televisivi, merchandising. Il giro di affari è di centinaia di milioni di euro e una svista arbitrale può avere gravi ripercussioni sia dal punto di vista sportivo che economico. E state certi: ai presidenti ciò che preme di più è proprio il secondo aspetto. Se per un rigore in più o in meno non si dovesse raggiungere il quarto posto (che, ricordiamolo, permette di accedere ai milioni della Champions League) oppure si dovesse retrocedere (e quindi addio milioni dalle televisioni), le conseguenze sarebbero pesantissime. Lo sa bene la Juventus, che a causa della retrocessione del 2006, ha dovuto rinunciare a diversi calciatori e a diversi milioni di euro.
Per tutti questi motivi, la richiesta di maggiore attenzione agli arbitri e ai loro assistenti è sensata e comprensibile. Ciò di cui ci si dimentica, però, è che arbitri e guardalinee sono delle persone. E, indipendentemente da una evetuale “sudditanza psicologica”, hanno tutto il diritto di poter sbagliare. Anche perché devono decidere in pochissimo tempo, senza possibilità (o quasi) di poter cambiare idea. E allora come si fa? Le strade sono due.
Le prima è quella che (per la gioia dei moviolisti e dei tanti, troppi opinionisti che “campano” cavalcando le polemiche) non prevede nessun cambiamento: avanti così tra liti, accuse, sospetti e “Moggiopoli” varie.
La seconda strada, invece, è quella dell’innovazione tecnologica e dei regolamenti. Pensate: i calciatori, grazie alle grandi aziende dell’abbigliamento sportivo, hanno a disposizione materiali continuamente aggiornati dal punto di vista tecnologico: maglie che traspirano, scarpe che fanno gol praticamente da sole. Gli arbitri invece? Se si eccettuano l’auricolare e la bandierina “con richiamo”, hanno lo stesso equipaggiamento di 20, 30 o 40 anni fa. E sono sempre in tre (il quarto uomo è pressochè inutile).
Altri sport, dove gli interessi (per numero di persone coinvolte e di soldi in ballo) sono sensibilmente inferiori si sono evoluti in maniera significativa: nel rugby, quando l’arbitro ha un dubbio, non esita ad utilizzare la moviola. Si perdono (quando va male) 2 minuti, ma si prende la decisione giusta e nessuno protesta. Anche nel basket si può far ricorso alla moviola, con l’aggiunta che gli arbitri sono 2 (o 3 se lo prevede la competizione).
Il calcio (e chi lo governa), invece, è fermo, tradizionalista, conservatore. Molti problemi potrebbero essere risolti in maniera semplice: più giudici in campo (due arbitri e quattro assistenti), si alla moviola nei casi dubbi e si ai segnalatori per stabilire se il pallone ha superato o no la linea di porta. Ci vuole tanto? Assolutamente no. Serve solo un po’ di buona volontà e di voglia di ridare credibilità allo sport più bello del mondo.
Enzo Dimasi
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