Padova, 10 ottobre – Per capire quanto sia importante il ciclismo in Veneto bastano tre semplici dati: 490 società affiliate alla Federazione, oltre 13 mila atleti e ben 19 mila tesserati. Sono numeri importanti, numeri difficilmente riscontrabili in altre realtà, numeri di una regione in cui il ciclismo è tradizione e passione, sport e business. Ed attenzione, perché quando si parla di ciclismo non si intende solo quello su strada, ma anche quello su pista, il ciclocross, la mountain-bike, il movimento dei cicloamatori, quello dei professionisti, dei dilettanti e quello degli juniores. Insomma, il ciclismo a 360 gradi e, se vogliamo, puro, pulito, il ciclismo fatto appunto di passione e di sacrifici, di duro di lavoro e di grandi gioie.

  Secondo Raffaele Carlesso, presidente del comitato regionale «il Veneto si colloca al primo posto tra le regioni italiane per organizzazione e risultati». Un’affermazione forse fin troppo modesta, visto che il movimento veneto, soprattutto quello femminile, fa incetta di trofei non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. Senza parlare dei trionfi dei vari Cunego, Rebellin e Pozzato ecco alcuni esempi forse ancora più illuminanti: la neocampionessa del mondo Marta Bastianelli (che però è laziale) e la terza classificata Giorgia Bronzini (di Piacenza) corrono per una squadra trevigiana, la Safi-Pasta Zara-Manhattan. Il titolo mondiale femminile juniores è stato vinto da Eleonora Patuzzo (di Verona), con Valentina Scandolara (veronese di Tregnago) medaglia di bronzo. La stessa Scandolara si è aggiudicata il titolo europeo, mentre Gloria Presti (di Pieve di Soligo) ha ottenuto il terzo posto. «Il fatto che siano soprattutto le ragazze a trionfare – spiega ancora Carlesso – non deve meravigliare più di tanto. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo svolto molta attività promozionale e ora stiamo semplicemente raccogliendo i frutti di tanto lavoro. L’importante – conclude il presidente – è che le attività dei vari comitati provinciali siano fatte in linea con quelle della federazione nazionale e quella regionale. Lavorare in sintonia porta sempre buoni risultati».

  E Padova? Qual è il legame della nostra città e della nostra provincia con il mondo del ciclismo? Per avere una (parziale, ma molto indicativa) risposta basta andare una domenica sui colli e vedere gruppi di appassionati intenti ad arrampicarsi sulle dure salite che portano a Teolo. Dalla macchina li osservi e, con una buona dose di invidia, pensi: «Sono dei pazzi!». Ed è il primo errore, visto che i pazzi siamo noi che anche per fare cento metri preferiamo utilizzare la macchina. Un altro errore è pensare che siano pochi. Nella nostra provincia, infatti, sono ben 2600 i tesserati suddivisi nelle varie categorie, dai giovanissimi ai dilettanti. Si tratta di un movimento indubbiamente forte, che con 96 società affiliate è secondo solo a quello della provincia di Treviso. A spiegarci la situazione è Bruno Capuzzo, presidente del comitato provinciale: «Abbiamo atleti in tutte le categorie e organizziamo oltre un centinaio di gare all’anno, abbiamo una grande partecipazione di gente e i risultati non mancano. Il vero fiore all’occhiello di Padova – prosegue Capuzzo – è però il velodromo Monti per il ciclismo su pista». E’ vero che la struttura usufruisce di importanti contributi dalle istituzioni, ma è altrettanto vero che in questo settore il Veneto è una regione pilota, una regione che da sola rappresenta il 50% dell’intero panorama nazionale.

  A proposito di panorama nazionale, è opportuno ricordare che nel 2008 l’Italia sarà la “terra promessa” del ciclismo mondiale. Sarà il teatro dei sogni iridati degli atleti di tre differenti specialità: si parte il 27 e 28 gennaio con i mondiali di ciclocross a Treviso (con l’antipasto dei campionati nazionali a Scorzè nel primo week-end dell’anno), si prosegue con quelli di mountain-bike in Val di Sole (Trentino) dal 15 al 22 giugno, e si conclude con i campionati del mondo di ciclismo su strada a Varese dal 22 al 28 settembre. Ce n’è davvero per tutti i gusti e lo spettacolo sarà assicurato. Egoisticamente la cosa più bella sarebbe veder trionfare i nostri atleti. Per il “Ciclismo”, invece, l’augurio per il 2008 è di mettersi alle spalle, una volta per tutte, i troppi problemi e le tante ombre che ne hanno minato la credibilità e la bellezza.

Enzo Dimasi

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