
Preparativi per le olimpiadi: forse non tutto procede per il meglio
100 giorni alle Olimpiadi made in China
Padova – Il conto alla rovescia è scattato da tempo e l’08/08/08, giorno dell’inaugurazione dei XXIX Giochi Olimpici, si avvicina sempre più. A Pechino giurano di essere già pronti per quelle che, a detta degli organizzatori, saranno le Olimpiadi più belle di sempre. Al momento, però, quelli cinesi rischiano di essere ricordati come i Giochi più inquinati (lo smog rischia, infatti, di compromettere più di una gara) e politicamente difficili della storia. Con buona pace per De Coubertin e per lo Sport in generale.
L’attenzione dei media e di tutto il mondo, infatti, più che sugli atleti e le loro prestazioni si è focalizzata su un aspetto che di sportivo non ha assolutamente niente, ma che giustamente non può essere taciuto: la libertà del Tibet e del suo popolo.
Dopo quanto accaduto in Francia e in altri Paesi, le vicende della fiaccola sono ormai note a tutti, ma le novità e i problemi sono all’ordine del giorno. Una fiaccola sta “tranquillamente” proseguendo la salita dell’Everest, ma l’altra sta vivendo un viaggio tutt’altro che tranquillo e sereno. Anche ieri, nella capitale del Vietnam, Ho Chi Minh City, sono stati arrestati sei manifestanti pro-Tibet che sventolavano le ormai famose bandiere nere con i cinque cerchi a forma di manette. Nei prossimi giorni la torcia arriverà ad Hong Kong, poi a Macao ed infine in Cina. Sulle strade di “casa” i tedofori non dovrebbero correre nessun pericolo, ma a cento giorni dal via è facile immaginare che l’escalation di azioni di protesta dovrebbe crescere senza sosta in ogni angolo del mondo.
Al di là di quello che potrebbero fare i manifestanti e gli attivisti più radicali, a preoccupare il governo cinese sono altri due fattori: innanzitutto le possibili defezioni di capi e rappresentanti di governo alla cerimonia d’apertura. Nessuna nazione si può permettere di boicottare i Giochi (i rapporti economici con la Cina, del resto, sono troppo importanti per tutti) ma l’assenza di un Sarkozy potrebbe fare lo stesso molto rumore.
In secondo luogo, ciò che rischia di creare più di un imbarazzo al regime di Pechino sono le parole che potrebbero uscire dalla bocca dei tanti atleti che parteciperanno ai Giochi e che non hanno intenzione di subire alcun tipo di censura. Gli atleti, molti dei quali anche italiani, che si sono apertamente schierati con il Dalai Lama ed il popolo tibetano hanno già avvisato: massima libertà di esprimere le proprie opinioni o boicottaggio. Il segretario del Coni nonché capo della delegazione italiana, Raffaele Pagnozzi, ha spiegato che a tutti gli atleti azzurri verrà spiegato (per iscritto ed a voce) cosa si rischia se si esagera. “L’importante – ha spiegato in una recente intervista – è avere buon senso e buon gusto, ma non ci sarà nessuna censura”.
A proposito dei nostri atleti, le ultime proiezioni del Coni dicono che il medagliere potrebbe essere davvero ricco, con ben 44 medaglie di cui 10 d’oro (ad Atene 2004 erano state 32 con 10 ori, 11 argenti e altrettanti bronzi).
In attesa di vedere come andrà a finire, chiudiamo con una nota di colore che speriamo possa far sorridere chi legge questo articolo. Si è detto delle bandiere nere con i cinque cerchi a forma di manette con cui si esprime la protesta nei confronti del governo cinese. Ma vi siete chiesti dove vengono prodotte queste bandiere? In Europa? No. In America? No. In Tibet? Nemmeno. Le bandiere sono niente poco di meno che “made in China”. Pensate sia uno scherzo? Devono averlo pensato anche gli uomini della polizia che entrando nella fabbrica si sono trovati davanti centinaia e centinaia di questi oggetti “proibiti”. Ancora più assurda, se vogliamo, è stata la giustificazione dei lavoratori, i quali hanno dichiarato di non sapere nemmeno cosa significassero quei simboli. Una situazione paradossale che, certo può farci sorridere, ma che serve soprattutto a sottolineare ancora una volta quanto siano severi i controlli e la censura in Cina.
Enzo Dimasi
(30 aprile 2008)
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