I Mesi in video-arte

Al Padiglione sbarca Alexander Hahn

Interpreta gli affreschi di Schifanoia

 

FERRARA. Svizzero adottato dalla Grande Mela, 54 anni ben portati, colto, aria da poeta maledetto. E' Alexander Hahn, video-artista attivo sulla scena internazionale fin dagli anni Settanta, e pioniere dell'utilizzo dei new media.

Oggi, alle 18,30, si terrà l'inaugurazione, al Padiglione di palazzo Massari, della prima rassegna monografica dedicata al maestro, La Signoria degli Astri.

«Da piccolo avevo una vita immaginaria - confida l'artista - come tutti i bambini. E cercavo di disegnarla. Ma, mentre tutti gli altri hanno smesso, io ho continuato».

Come Eraclito, Hahn non crede che la realtà possa essere colta una volta per tutte, in modo definitivo. Ma l'artista ha un dovere, quello di afferrare ciò che è essenziale allo spirito del luogo. «Scatto migliaia di immagini - spiega - faccio molti filmati; ma, alla fine, assemblo solo elementi figurativi che vadano oltre il pittoresco, il turistico. Pensiamo a De Chirico. La sua pittura rimanda a Ferrara, e credo che nessuno abbia saputo rappresentarla meglio. Eppure, talvolta è difficile riconoscere il vicolo, la piazza. La verità è che ha colto l'essenziale».

Perciò Hahn utilizza una commistione di immagini anche realistiche, ma che nel contesto risultano conferire all'opera un effetto illusorio, fantastico. E che significano molto più di quanto rappresenterebbero singolarmente considerate. «I pianeti - spiega - sono cose reali, ma quando li guardi con un telescopio non ti appartengono». E Hahn li fa lievitare in una stanza, i pianeti.

Al piano terra c'è la rassegna My own private universe, composta da tre animazioni digitali: The astromagical chamber, rivisitazione del planetario che Tommaso Campanella realizzò nel 1628 per papa Urbano VIII, The Great Attractor, ambientato nell'appartamento newyorkese di Hahn, e The discovery of Earth, che ripropone l'esperimento di Michelson e Morely sull'esistenza di un etere capace di rallentare la luce.

Al primo piano c'è la grande riflessione dell'artista sul Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia, The propitious Stars and the Master of the Staring Eyes, avvicendarsi di immagini di vita quotidiana in tre schermi contigui. «Abbiamo - spiega la curatrice Maria Luisa Pacelli - individuato l'artista giusto. Uno che ha girato il mondo e che, quando assembla immagini di Ferrara o Amman, lo fa con un taglio estetico che presuppone una realtà senza confini, globalizzata. Come nel Salone dei Mesi, dove si notano forti influenze orientali». E si resta colpiti per i colori - in particolare uno, indefinibile ma tendente al viola - che da solo vale la visita.

Allo stesso piano altre due opere, I come here to sleep e Occurence on Broadway and Columbus.

Tornando al piano terra, altri tre lavori: Urban memories, Plant Cycle e The early morning redness in the East. Quest'ultimo è uno scorcio di New York colto dall'appartamento dell'artista. La dimensione temporale è accelerata. «Era la notte delle Leonidi - confida in ultimo Hahn - ed era improbabile che si vedessero nel cielo della città. Ma io l'avevo sperato davvero».

 

Marco de' Francesco

(la Nuova Ferrara, 8 settembre 2007)

 

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