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Milioni di euro spesi per questo. Ma ne vale veramente la pena?

 

La Serie A degli sprechi

 

PADOVA – L'Italia attraversa uno dei periodi economici più difficili degli ultimi anni. Le imprese rischiano la chiusura. La gente non sa come arrivare alla fine del mese. Un momentaccio. Eppure, anche quest'anno le nostre società di calcio non hanno badato a spese. Al 31 agosto sono stati spesi oltre 500 milioni di euro. Meglio (o peggio, a seconda dei punti di vista) ha fatto solo la Premier League inglese che, solo nell'ultima giornata di mercato ha bruciato 78 milioni di euro per due soli giocatori: Robinho al Manchester City per 41 milioni di euro, Berbatov allo United per 37 milioni di euro. E scusate se è poco.

In mezzo a questo tourbillon di soldi, però, non mancano le contraddizioni. In Italia, per esempio, le società della Serie B e quelle della ex Serie C, ora Lega Pro, rischiano di scomparire da un momento all'altro. L'ultima “grande” a sparire è stata il Messina, che dopo diversi campionati di A è miseramente fallita. E non sono poche le società ad essere in acque altrettanto agitate. Nonostante tutto, però, in A non si è badato a spese. E osservando il saldo tra quanto speso e quanto incassato, sono davvero poche le società “virtuose”.

Dal punto di vista tecnico, invece, queste spese “folli” dovrebbero portare ad un ulteriore incremento del tasso tecnico delle varie squadre. E, nonostante le critiche della stampa estera, il nostro campionato potrebbe finalmente tornare ad essere non solo il campionato più difficile, ma anche quello più bello del mondo. Se campioni come Ronaldinho e Quaresma, Baptista e Shevchenko tornano a giocare come facevano in passato, il divertimento è assicurato.

In qualità di tifosi ce lo auguriamo, ma vorremmo anche che, una volta per tutte, il calcio dicesse basta ai tifosi violenti. Ne abbiamo piene le scatole di gente che aspetta la partita per sfogare le proprie frustazioni. Con un po' di impegno da parte di calciatori, società e istituzioni, il problema si può risolvere. Lo dimostrano le esperienze di altri paesi, dove il fenomeno era forse ancora più grave (vedi l'Inghilterra) e dove ora si può andare allo stadio con i bambini, senza reti di protezioni tra tifosi e calciatori.

Conoscendo i tempi italiani, ci vorrà ancora molto tempo prima che tutto si accomodi e il problema possa dirsi definitivamente risolto. Intanto non ci resta che attendere l'evolversi della situazione. E che vinca il migliore.

Enzo Dimasi


(3 settembre 08)