Anzitutto il conte Nuvoletti, sorta di Lord Brummel reincarnato ma dalla bonarietà tricolore: dispensava consigli sulle cravatte. Poi “il vecchio Barilla”, elegantissimo, quasi maestoso, impossibile non accorgersi di lui. Figure reali? Dopo diversi rimbalzi tra memoria, coscienza e nostalgia, sembrano proiettate in un’aristocrazia più antica e storicizzata; il quadro si fa liberty, il romanzo alla Von Keyserling. Strategica, comunque, la scelta dell’hotel. «Dopo 35 anni al San Marco - ricordano Giacomo e Luciana Zecchini, clienti molto “aficionados” – e cinque al Franceschi, di “nomi” ne abbiamo conosciuti parecchi, da Vittorio Gassman a Umberto Orsini, da Gianni Agus a Franco Corelli. E poi la coppia Gabriele Lavia - Monica Guerritore». Figure leader di una comunità di vacanzieri, ultima parola in fatto di moda e bon ton; quasi gruppo sociale, gotha della villeggiatura. E, come tutte le élite, avida di magnifici apparati: ecco il perché di Cortina D’Ampezzo, con Corso Italia pedonalizzato che taglia, come la lancetta di una bussola, l’anfiteatro delle Dolomiti; agorà allungata, palcoscenico per passeggiate senza meta, comparsate e processioni di pellicce.
Ma qualcosa è cambiato. «Il mondo, anzitutto – commenta il sindaco Andrea Franceschi - mentre Cortina era ferma, adagiata su miti di fama e bellezza. Si pensi a voli low-cost, che portano ovunque vagonate di turisti; e a prenotazioni on line per viaggi mordi e fuggi». Perché l’epoca delle vacanze trimestrali è tramontata anche per i ricchi; perché famigliole di tedeschi, olandesi e inglesi - marito, moglie e bambini con sci o mountain bike - si alzano all’alba e vanno a letto alle nove di sera, indifferenti a struscio, gossip e impellicciati; perché i giapponesi se la squagliano dopo la foto di rito all’hotel de la Poste; e perché gli yankee, affossati dall’instabilità del dollaro, non ci vengono più. E ancora: perché i nuovi ricchi, trimalcioni polacchi e rumeni con auto ciclopiche, hanno braccia corte; mentre i russi, che il portafoglio lo aprono, pretendono servizi all’avanguardia. E infine, perché sono i media la nuova agorà, e non c’è piazza al mondo, incastonata o meno tra le montagne, che tenga.
«Riqualificarsi – continua il sindaco – ma con un occhio a tradizione, ambiente e patrimonio culturale». Nel mondo globalizzato, cioè, ciò che è ripetibile, seriale e indifferenziato vale il lavoro di un cinese: cento euro al mese; quindi tenersi al passo coi tempi impugnando il vessillo dell’identità è doppio lavoro, ma è l’unica.
Un futuro senza sfregi: di qui la guerra senza quartiere della giunta (insediata nel 2007) contro le seconde case, che devastano il paesaggio senza ritorno per il territorio. «Abbiamo ribaltato cause legali – concede Franceschi – quasi compromesse, perché prima l’amministrazione aveva lasciato correre. Certo, spendiamo un patrimonio in avvocati, ma furbetti del mattone e padroni della città segnano il passo; tra i nostri nemici, poi, anche lobby potenti: qui a Cortina si sfiorano i 30mila euro a metro quadrato per il residenziale, 7mila per l’alberghiero; la tentazione di trasformare hotel in residence e palazzi è grande, gli interessi milionari». Con qualche soddisfazione però. «Alla fine – continua il sindaco – solo cinque i ricorsi amministrativi da non residenti, sette da residenti e uno “ad opponendum” della minoranza. Pochi casi. E una risoluzione contro operazioni furbesche su immobili rurali è nota in giurisprudenza come “delibera Cortina”».
Così, per consentire a residenti di metter su casa senza fomentare la tentazione diabolica di rivenderla, ci si è inventati una regola che sa un po’ di repubblica federale Jugoslava. «In pratica – spiega l’assessore all’urbanistica Stefano Verocai – si fa una graduatoria secondo certi parametri (residenza, nucleo familiare, attività lavorativa e altri) con relativo punteggio. I primi 15, associati in cooperativa, costruiscono su terreni rurali comunali con cambio di destinazione a residenziale e con concessione di 99 anni rinnovabile; la casa è a tutti gli effetti di proprietà, e può essere trasmessa in eredità o venduta - ma solo a chi è al primo posto in una nuova graduatoria». Già 19 gli appartamenti realizzati in poco più di tre anni; 20 in cantiere e altri 50 «previsti a breve».
Porte aperte, invece, ad ampliamenti di attività alberghiere. «Sino al 30%, con un tetto di 8mila metri cubi – continua Verocai – oppure sino a 1.800 metri cubi; in entrambi casi, dietro obbligo di osservare certi standard qualitativi e impegno per un numero determinato di settimane di apertura». Tutto semplice? «Macché – replica il presidente della locale Federalberghi Roberto Cardazzi -: le autorizzazioni prendono la via di Venezia, e i tempi si allungano».
Una politica di piccoli passi contraddetta solo dal progetto di tangenziale, «eredità di precedenti amministrazioni – spiega il sindaco – che si è cercato di rendere meno impattante». Sulla vicenda deciderà a breve il consiglio comunale; nel frattempo, la giunta punta all’ampliamento della gamma dei servizi. «Per esempio – spiega il sindaco – una palestra di roccia in località Sopiazes; siamo agli ultimi passaggi dell’iter, poi il bando. Tre milioni di euro, per un’opera da ultimare entro l’autunno 2011. Sempre in zona, previsto un parco giochi nella natura, con materiali tipici e minimo impatto ambientale, per una spesa di soli 300mila euro. Infine due parcheggi sotterranei dal costo di 10 milioni di euro ciascuno, strategici per decongestionare il traffico: uno sarà realizzato da una società comunale a Largo delle poste, nel cuore cittadino, tre piani; l’altro in project financing, multipiano in zona ex-mercato».
Altra questione è quella dell’ospedale Codivilla-Putti, esperimento di gestione mista (51% Ulss 1 e 49% società privata) finito sotto i riflettori per una storia di (presunti) rimborsi gonfiati. «La sperimentazione – continua Franceschi – prevista per tre anni di durata, è stata prorogata di altrettanti sino al 2009; poi la Regione, forse a causa delle indagini, se l’è presa un po’ comoda. Ci aspettiamo posizioni forti: comunque si mettano le cose, i reparti ortopedia e lesioni ostiomielitiche vanno potenziati, e garantiti maggioranza pubblica e servizi di base».
Un più vasto progetto da 150 milioni di euro (piscina, polo culturale, riapertura della pista di bob con complesso ricettivo e tunnel da Cortina a San Vigilio di Marebbe, per il collegamento a Dolomiti Superski) richiede invece la sottoscrizione di accordo di programma con la Regione, un intervento in project financing e lo sblocco del “fondo Brancher” (per Comuni di confine); variabili cui il sindaco aggiunge le risorse per i mondiali di sci alpino 2017, «visto che non possiamo fallire, perché le nostre energie sono concentrate sull’obiettivo».
Su Cortina 2015, però, se ne erano raccontate un po’ troppe (con tanto di “benedizione” del premier); ma qui il fallimento non ha sorpreso nessuno. «Chance? Al lumicino – ammette il consigliere del comitato promotore Enrico Valle –: per troppi anni i giochi erano finiti in Europa, e Vail (Colorado, Usa) si presentava per la quarta volta. Sì, c’era poco da fare. Ma non dobbiamo mollare: abbiamo preso un punto più di Sankt Moritz (Svizzera), che pure ha alberghi di livello superiore». E per il 2017 Cortina sfodera un’arma in più: l’eliporto, in area Fiames. Consegnato il due luglio, sarà attivo tra un mese; ma il vero progetto, con hangar e servizi, sarà pronto tra un anno e mezzo. Curerà, con mezzi da 15 posti, il collegamento con Venezia.
Ma il simbolo del nuovo corso ampezzano - la mutazione silenziosa, senza brutture - è il Grand Hotel Savoia, riaperto di recente dopo cinque anni di ristrutturazioni. Sfoggia, dietro la facciata ancora liberty, interni design. «Clienti abituali – spiega la direttrice Rosanna Conti –, professionisti e finanzieri, capitani d’industria, miliardari russi e reali arabi, sono rimasti a bocca aperta, perché non si aspettavano tanta modernità. Fuori, uno non si immagina. Ma abbiamo conquistato una stella (la quinta) e, con apposite modifiche e nuove strutture, portato a Cortina il turismo congressuale».