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POLITICA - LE GRANDI OPERE

Palacinema, un funzionario
collaudatore a peso d’oro

Nastasi, 37 anni, capo di gabinetto del ministro Bondi

si spartirà il compenso di 700 mila euro con due tecnici

 

VENEZIA — Potente, è potente. Capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali a nemmeno 40 anni (ne ha 37 adesso), direttore generale per lo spettacolo dal vivo del ministero medesimo, una sfilza di prestigiosi incarichi presenti e passati da commissario (lo è stato anche della Fondazione Arena di Verona). Ma Salvatore Nastasi detto Salvo, braccio operativo del ministro Sandro Bondi nonché, dicono a Roma, funzionario assai stimato da Gianni Letta, tra i tanti compiti che arricchiscono il suo curriculum ne ha anche uno, quanto meno curioso (e lucroso, come si vedrà), a Venezia. Anzi, al Lido di Venezia, dove è immancabile la sua presenza alla prima serata della Mostra del Cinema. Proprio di Mostra si tratta.

Nel futuro prossimo del Lido c’è un nuovo palazzo del Cinema, atteso entro il 2011, se non altro per rispetto del fatto che i soldi per costruirlo, con abile mossa, sono stati reperiti nel calderone dei finanziamenti per celebrare i 150 anni dall’ unità d’ Italia (1861-2011, per l’appunto). E Nastasi, del futuro palazzo, è il capo dei collaudatori. Presidente della relativa commissione, per l’esattezza. Curioso, si diceva: un dirigente ministeriale, con formazione universitaria da avvocato, che si occupa delle verifiche relative a una costruzione edilizia. È ben vero che, nel diritto amministrativo, per «collaudo» si intende il riconoscimento del committente (cioè, in questo caso, il ministero) che l’opera è stata eseguita in modo conforme alla legge e al contratto di appalto, però la definizione richiama alla mente più che altro competenze da ingegnere o affini. Infatti, Nastasi non è solo: della commissione fanno parte altri due membri designati. Comunque sia, l’incombenza è ben retribuita. Il compenso dei collaudatori, infatti, è proporzionale al valore dell’opera. Considerando che il costo del nuovo palazzo del Cinema è stimato in 87 milioni (fondi dello Stato, della Regione e del Comune di Venezia), i tre della commissione si spartiranno una cifra superiore ai 700 mila euro. Giù il cappello.

Potente, è potente, si diceva. Al punto che, appena venti giorni fa, un solerte senatore del Pdl gli aveva confezionato un emendamento su misura, grazie al quale Nastasi, oggi dipendente ministeriale di settimo livello, sarebbe stato inquadrato a vita come dirigente al massimo grado: direttore generale. Sottinteso, senza dover superare un concorso interno. La cosa, trapelata anche sui giornali, ha fatto un certo scandalo. Il sindacalista della Uil beni culturali, Gianfranco Cerasoli, aveva sporto pubblica denuncia appellandosi al presidente della Camera, Gianfranco Fini, perché impedisse «l’oscenità di una simile procedura». In un soprassalto di pudore, la Camera ha risposto: l’emendamento, che era stato allegato a un decreto per le emergenze di Protezione civile - evidentemente, quella di far «salire» Nastasi era considerata da qualcuno un’emergenza nazionale - è stato cancellato. Nulla potrà cancellare, invece, l’escalation di Nastasi attraverso i beni e le istituzioni culturali di mezza Italia: in principio sub-commissario al teatro Petruzzelli di Bari, poi commissario al Maggio Fiorentino, alla Fondazione Arena di Verona e al teatro San Carlo di Napoli. Il cui restauro, costato quasi 50 milioni, è un altro di quegli appalti che sono stati banditi nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia. Insomma, tutto si tiene.

Alessandro Zuin

Corriere del Veneto

4 marzo 2001