BELLUNO - Sono 97 le famiglie del Bellunese aiutate dal fondo di solidarietà della Caritas, istituito, come quello di Palazzo Piloni, per affrontare l’emergenza-crisi; per l’esattezza 11 single, 15 nuclei da due persone, 18 da tre, 20 da quattro, 18 da cinque, sei da sei, tre da sette e uno da otto, per un totale di 330 individui finiti sul lastrico con la moria delle fabbriche e i licenziamenti a raffica di quest’ultimo anno e mezzo. E i primi a fare le spese della congiuntura sfavorevole sono stati gli immigrati. «Abbiamo aiutato - spiega don Giuseppe Bratti, portavoce del vescovo Giuseppe Andrich - 71 famiglie di immigrati e 26 "bellunesi doc", perché i primi hanno pagato subito il costo sociale della crisi, e la Chiesa non fa differenze tra bisognosi». La decisione di istituire il fondo di solidarietà nasce nel marzo dello scorso anno dopo l’aumento del numero delle persone che si sono rivolte al centro ascolto della Caritas per cercare un lavoro e per pagare i mutui. Tra la famiglie aiutate, 55 sono dell’area pastorale bellunese, 31 di quella feltrina e 11 del Cadore.
«L’impressione - continua Bratti - è che le cose non si sistemeranno in tempi brevi; ci renderemo conto della reale situazione quando saranno finiti gli ammortizzatori sociali. Forse dobbiamo prepararci al peggio, ma anche imparare ad ascoltare: perché quando si rivolge a noi una persona che sta male, dietro c’è una famiglia che sta peggio». Il fondo è gestito da un comitato costituito da un rappresentante della Caritas, uno delle Acli, uno dalla Commissione giustizia e pace della diocesi e da uno dell’ufficio diocesano per la Pastorale sociale e per il lavoro. Il comitato valuta, caso per caso, le domande di intervento e assegna le risorse. Nella costituzione del fondo sono coinvolte anche le parrocchie e tutte le realtà ecclesiali.
Ad oggi, la Caritas ha raccolto 495mila euro (da offerte di privati, contributi diocesani e della fondazione Cariverona) e ne ha spesi circa 200mila. «In effetti - spiega Bratti - ci restano ancora un po’ di soldi, di fronte, però, a tantissime richieste di intervento. Gran parte di queste, peraltro, sono accettate; sono escluse solo quelle "situazioni croniche" riferibili a "recidivi" che vanno aiutati in altro modo». L’idea è che la Chiesa non lasci nessuno indietro, anche chi non rientra nei parametri del fondo; «Ci siamo accorti - termina Bratti - che tanti bisognosi rischiavano di essere esclusi dai benefici solo per cavilli formali; così, per non tradire lo spirito dell’iniziativa, a Natale abbiamo organizzato una colletta e raccolto 64.500 euro a favore di tutti coloro che, senza lavoro e ammortizzatori sociali, non possono, regolamento alla mano, fare domanda di intervento. Un esempio? Chi il lavoro lo ha perso prima del settembre 2009».